Poesie inedite

Queste poesie sono di prossima uscita in un’antologia edita da Qudulibri Bologna.

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Da L’Aureola del morso

 

La translinguistica signora

Mentre la pioggia intride
l’inadatto cappotto di lana
gli cola nel bavero e cala
un ozioso pensiero: tear
è una introiettata introflessa
rima di Maria
e associandosi a Maria
i pensieri si accavallano,
saltano dal gallo all’asino
si fanno sempre più oziosi:
quando la preghiera diviene
(così spontanea viene)
un racconto

Dio per sua natura le conosce già tutte (presumibilmente solo il tono è quello che lo interessa) ma quando uno racconta-prega rivolgendosi per intercessione a Maria la quale (salvo errore) non è onnisciente è probabile che per lei questo racconto sia una novità è probabile che lei tenda l’orecchio con autentico interesse è probabile che le parole bagnate di pioggia fino ad assomigliare lacrime riescano ancora un poco a intenerirla per quanto piccine-umanine siano le preoccupazioni

così che questa volta tear
trova una rima facile, estroflessa:
dear

destinata ai pesciolini che si cuociono dentro la padella dove le lacrime dovrebbero bollire ma non ci arrivano per via della pioggia la quale però anche se invernale è oggi stranamente carezzevole e insinua furtiva un annunzio di primavera.

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. . . 

La sguardata

Maria ai piedi della croce crìstica
si metamorfosa in Maria dritta in piedi
a lato della pompa di benzina
mentre abbevera la sua jeep;
o è forse the other way around:
chi è rapita in basso, chi nell’alto –
qual è la differenza?
Lui può dire soltanto
che ha sentito una grande tristezza
per qualche cosa che si dileguava 

anche per colpa sua: non si è voltato mentre girava il muso dell’auto per lasciare la spiazzo e rientrare in autostrada (è sempre un po’ difensivo riguardo alla sua guida e non voleva fare una brutta figura di fronte a quella figura) così non conoscerà mai il messaggio nello sguardo di Maria in effetti non saprà mai se neppure vi fosse stato uno sguardo mariano su di lui come gingillo di una severamente asseverante protezione o forse benevolente condanna.

Autostrada Ottanta, Connecticut

 

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«Si metamorfosa in Maria dritta in piedi / a lato alla pompa di benzina»

. . . 

Tentando di afferrare un’intuizione

“La fiamma è bella!”

(Mila di Codro)

Lui prega che si rafforzi
questa intuizione sua –
che la cenere è bella
almeno quanto la fiamma
e anche quando la Fenice è assente –
e si trasformi in un convincimento

ma dove risiederebbe poi questo convincimento? Qual è la sua parte di mondo la sua radice la sua appartenenza? Aveva intravisto come sua sede il regno dell’estetica ma si è disilluso quando ha cominciato a sentire che si stava impigliando dentro reti di parole fragilizzate (il colore perlaceo o di velluto nero, le ceneri come diamanti pesti cose così) – dunque no. Questa convinzione delle ceneri (che lui sta ancora tentando di abbracciare con la mente) risiede in periferia – nella cintura extraurbana che scivola molle sui fianchi che ancheggiano nel lusso della città – nella suburra dell’umiltà – dove vi è una pallida una tenue possibilità che la deiezione e reiezione possano protendersi pretendendo una speranza di elezione.

Laghetto di Linsley

 Fiamma

. . . 

Gerarchie

Iddio non fa carezze
e il Figlio nemmeno e nemmanco
lo Spirito Santo
e poi nemmeno gli angeli ne fanno

peccato perché costoro sarebbero gli ideali facitori di carezze (o comunque ne sono gli ispiratori) infatti mentre il sesso è paritario – è sempre essenzialmente qualunque siano le contorsioni erotico-kamasutriche un rapporto orizzontale – la carezza è gerarchica va da un alto a un basso e viceversa ecco perché la Trinità e gli angeli sarebbero le ottime fonti della carezza – ma in verità solo nel senso che ne sono le fonti ideali infatti queste figure dell’alta santità ispirano i genitori quando si curvano a carezzare i bambini – e i bimbi quando si sollevano (quanto raramente! e facendosi pregare) a far carezze ai genitori – e le adulte non genitoriali quando riescono apologeticamente difensivamente a fare una carezzina ai bambini non loro ai bambini alquanto resistenti renitenti.

Laghetto di Linsley

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. . . 

Spazzatura Party

“So che questo è un preavviso molto scarso ma primavera e Pasqua sono in arrivo allora pensavo se per caso voi gente sareste disposti e disponibili a un breve incontro (diciamo un’ora?) il sabato che viene. Potremmo radunarci alle ore 9 di fronte al cottage di Bob (per favore procuratevi guanti e buste per la spazzatura) discutere il piano di Tom per sfoltire il prato e poi passare il tempo che ci resta a raccogliere i detriti caduti o buttati dall’autostrada lungo l’orlo del campo. Per favore fatemi sapere che cosa ne pensate – al più presto possibile. Riempite la parte inferiore del foglio (‘Idea buona/idea non buona’; ‘non posso farlo sabato/alternativamente suggerisco la data del____’) e mettetela nella mia buca delle lettere – saluti – Judy”.

Laghetto di Linsley

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. . . 

La cintura esplosiva

Un errore che sia al tempo stesso prepolitico e postpolitico può facilmente trasformarsi in un orrore – con il (quasi) paradosso dell’orrore che non si limita a restarsene là fuori accovacciato come un drago fangoso ma diventa elemento pensante dentro una singola coscienza così acquistando mostruosamente una sua dignità che come altro si può chiamare se non spirituale?

Ecco per spiegarsi tutto questo – lui si sente ob-ligato a tradurre di seconda mano (dall’inglese del “New York Times” che presumibilmente viene dall’arabo) il messaggino cellulare inviato da S.A. al fratello S. alle ore 21,05 di un mercoledì sera e il giovedì seguente S.A. si fa esplodere giù in città):

“Vi abbiamo perduto.
Se fosse in poter nostro
verremmo a voi
(verremo a voi)
nel mezzo del sogno.
Non sappiamo se la nostra mancanza
sarà da voi avvertita”.

Laghetto di Linsley

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