Archivi del giorno: ottobre 21, 2012

INCARNADINE

Macbeth:

What hands are here! Ha  —   they pluck out my eyes!

Will all great Neptune’s ocean wash this blood

clean from my hand? No, this my hand will rather

the multitudinous seas incarnadine,

making the green one red

(Macbeth, 2.2.59-64)

Macbeth:

“Che sono queste mani? Ah, mi strappano gli occhi!

Potrà l’intero oceano del potente Nettuno

lavare il sangue da questa mia mano? No, la mano, piuttosto,

tingerà d’incarnato i mari innumerevoli:

farà del loro verde un solo rosso”

(trad. Guido Bulla).

La scena mostra  la caffetteria “Joe”, luminosa per via dei finestroni alti quanto le pareti. Tre personaggi: due giovani seduti a un tavolino e l’Idiota, solo, seduto a un tavolino accanto.  La coppia è immersa in una conversazione animata. Lui è un giovane-incerto-se-votare [vedi “il sogno dell’impero” da Esploratrici solitarie], mentre la  sua amica è fortemente convinta che bisogna votare: per evitare il pericolo di ecc., per impedire che, ecc. Alla fine lei lo persuade al voto, e i due si allontanano allegri a braccetto. L’Idiota resta seduto e  solo. Ha origliato tutta la conversazione, fingendo di scrivere in un suo taccuino; e adesso monodialoga, come gli ha insegnato Unamuno, senza che alcun suono gli esca dalle labbra.

Chiunque è post-infante ha già compreso

che la storia è una macelleria:

all’odore del sangue bisogna accostumarsi.

Ma io a poco a poco

sto disabituandomi:

comincio ad annusarmi

sempre più spesso le mani.

E’ vero: non vi è alcuna traccia rossa.

E’ vero: il rosso, quando me lo sogno,

diventa color rosa  — enrosadira

            di tramonti su rocce dolomitiche.

Ma di giorno non trovo più rifugi

onirico-ideologici

(deliri della politologia).

Io  so soltanto

che continuo a fiutarmi dorso e palmo:

l’odore  non svanisce, e contagia

di un colore mentale,

colore carnale,

l’acqua dell’esistenza quotidiana.

E basta basta basta coi massacri.

Le nostre mani risentono

del clima nazionale  —

vento della superbia che trasforma

in regola l’eccezione —

sono impozzangherate e immelmate

sotto la pelle, anche se lavate.

Ma d’altronde è patetico ribattere

al rosso con il rosso

di stracci imbandierati.

E io non ho l’audacia

di quelle suore anziane

che rovesciano borse di sangue

sugli schedari

nucleari e militari.

Il mio non è allora

un “basta” di ribellione

ma un “basta” di esaustione.

Non posso incarnadine,

            posso solo rispondere

al rosso con il bianco

del voto muto e vuoto.   

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di | ottobre 21, 2012 · 2:09 am