L’uomo che perse una Pasqua, #2352

SCHEGGIA #2352: New York, 3 gennaio 2008

[Oggi, 3 gennaio 2008, sento improvvisamente l’impulso di tornare alle mie schegge del 7 aprile 2007; avevo pubblicato la prima come numero 2298 della puntata precedente (su Steve 33 dell’autunno-inverno 2007), ma in quella occasione non avevo trascritto un’altra scheggia che avevo composto in quello stesso giorno, 7/4/07; eccola qui di seguito]

Oggi [7 aprile 2007] il risveglio è più difficile del solito. Ho una breve ma forte crisi emotiva, pensando al Figlio dell’Uomo sotto terra; e ricordo che un’emozione simile era già sprizzata fuori, in Sabati Santi passati … Quello che mi commuove è pensare al Figlio dell’Uomo (già maiuscolato e consacrato) che resta sottoterra per alcune lunghe ore, come in agguato di se stesso, per poi riemergerne con una scricchiolante fatica.

Appena questa crisi si è placata, mi rendo conto di una prima conseguenza dell’esperienza veramente mistica di ieri (la processione della Via Crucis lungo il ponte di Brooklyn, fino a Manhattan nella zona di Wall Street): mi sono lasciato alle spalle la politica – ne ho perduto la passione. Ma non è un fenomeno puramente negativo. Il lato positivo è che ciò ha confermato la mia fede nella preghiera, come il solo mezzo di intervento nella società che mi sia rimasto. Ciò non esclude l’osservazione attenta della politica, su entrambe le sponde dell’Atlantico. Resto un citoyen, in un senso più meno rousseauiano – anzi, a questo punto della mia vita io sono un doppio cittadino; e sento che questa mia modestissima esperienza individuale di doppia cittadinanza è il sintomo e l’anticipazione di un nuovo modo di esistenza politica, che ravviverà il senso di questo trito aggettivo, “globale”. La politica dunque continua a interessarmi profondamente, e in un certo senso a coinvolgermi – ma senza la passione militante. Del resto, la preghiera non implica un abbassamento del livello mentale, quasi fosse una forma di dolce stupidità: preghiera non esclude analisi. Semplicemente, i limiti del mio temperamento e della mia attuale posizione di vita si sono chiariti in modo definitivo. La preghiera è l’unica attività (umile, ridotta, concreta) con cui riesco a rispondere agli enormi problemi mondiali che come marosi si abbattono su noi tutti.

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Archiviato in Pasqua, Prosa

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