Esploratrici solitarie

II. Le sparse e sperse

Preghiera della torera
Per Pedro Almodóvar

Ti aspetto inginocchiata sull’arena
prego le mie mammelle
costrette nel corpetto
prego le mie spalle larghe
sotto lustrini e mostrine.
Ecco irrompi, toro – locomotiva
della coscienza esterna e schiacciante.

 

Allettamenti
Per Stéphane Mallarmé

“Ayant peur de mourir lorsque je couche seul”
risulta ormai incomprensibile
per l’eremita della città.
La morte è sempre un morbido sospetto,
sia in comune o solitario il letto.
(“Il letto è una rosa:
chi non dorme, si riposa”.)

Ma a questo punto di vita
dormire a fianco altrui
è così ossimoronico —
dormire soli: plurale come illusivo
ombrello della coppia —
da esser quasi blasfemo.
È una disperdizione un brulichìo
febbricitante e banale
che può battere il colpo fatale.

Diverso,
il notturno viaggio in un letto
veramente solo e stretto:
il soggetto raccoglie le energie
in un principium individuationis.

Alborada

La magia del risveglio è che il profondo
combacia con la superficie
e la loro equimportanza
segna il solo momento di saggezza
nella giornata.
Laghetto
7 agosto 2005

Il retaggio

Sua madre gli ha insegnato a non sorridere
con la pura e terribile
forza dell’esempio
e lui non ha saputo
imparare il sorriso
(nemmeno quel suo
sorriso spezzato)
da sua figlia
e non avrà nipoti
da cui apprenderlo.

 

La muna
“Upon the moon I fixed my eye” (William Wordsworth)

Sulla piana gelata del lago
grava la luce plenaria
che è latte fresco-munto
dalla vacca lunare
è il muu della mucca nella muna
è il solo rumore nella notte
(a parte le esplosioni occasionali
del ghiaccio sottolacustre
quando comincia a fendersi).

Questa è una –
dolcemente patita
(anche nella plenitudine)
perché sofferta
riflessa e riflettuta –
luce che seduce
la nostra debolezza
confondendo sogno e pensiero.

 

L’umiliazione

“Devi essere umiliato”,
Madre Teresa ha detto,
“per trovare la via dell’umiltà”.
Lui dice: Non è detto.
Vi son tanti umiliati
che restano aplastati
e si vogliono insetti schiacciati
rimandando il riscatto
a vita oltrefrontiera.

In verità è lunga la distanza
tra la coppa dell’umiliazione
e le labbra dell’umiltà.
Chi la vuole percorrere dovrà sperimentare
l’alchìmia che transmogrifa
il disvalore in valore—
dovrà ri-inventarsi l’orgoglio
di esser capace d’alzarsi
e la faccia lavarsi
e le scarpe calzarsi e strascinarsi
fino al cancello dei campi.
Ma la pista
dell’umiltà è già fredda
son deboli le tracce;
la caccia, lunga e incerta.

Il prigionero sprigionato

Vorrebbe essere promosso
da prigioniero dei suoi peccati
a prigioniero di Cristo. Ha capito
che la prima prigione disgrega
e sgretola la persona;
Invece la seconda – che è gabbia
non incarcerante – è la struttura
intorno a cui la personalità si aggrega
e si concreta e cresce – così che
è Cristo in fondo il prigioniero suo
perchè chi sta racchiuso
nel fondo è Lui –
è Lui il nucleo.

22 agosto 2009
Columbia University
Hamilton Hall

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